martedì 30 giugno 2009

il moralista

"chi tende a giudicare ogni cosa da un punto di vista morale o si atteggia a rigido ed intransigente difensore della moralità".
e chi fa la stessa cosa con l'etica come si chiama? l'etichettista? l'etilista?

la mezza estate

piove per mezza giornata, ti vesti mezzo estivo e mezzo invernale e ottieni che la gente sicuramente ti guarderà strano, come si dice dallle parti mie, a mezzo e mezzo.

ti sei alzato, dopo mezza nottata insonne, con la schiena spaccata in due. hai combinato qualche mezza cosa, giusto per dire che la giornata non è stata tutta inutile ma solo metà. hai un appuntamento a mezzogiorno ma hai problemi a mettere insieme una coppia di calzini. alla fine esci con metà blu e metà nero. e arrivi pure in ritardo, di mezz'ora.

chissà come è andata a quell'altra tua metà.

sabato 27 giugno 2009

libertà musicali

nell'estate del 1989 i tedeschi della ddr cominciano ad eludere in massa i ferrei controlli della polizia politica. le cose vanno più o meno così.
nei circoli degli scacchi dei paesi d'oltrecortina ormai si parla a mezza bocca di quello che sta capitando in russia: gorbačëv, perestrojka, glasnost. può mai essere? tutti cominciano ad assaporare questa cosa nuova al gusto di libertà e nessuno ha ancora il coraggio di crederci veramente. tutti tranne che nella ddr. avete presente quando si sente dire "più realisti del re"? ecco, la deutsche demokratische republik è proprio quel caso lì. bei tempi, pensano i caposezione della stasi, quando si trattava solo di censurare i flussi di informazioni che arrivavano dall'ovest. certo non è che fosse facile e non sempre ci si riusciva ma almeno il nemico era lì e si sapeva chi fosse: l'ingordo plutocrate capitalista o, al massimo, qualche laido traditore del socialismo reale. adesso non ci si capisce più niente, non si sa da che parte guardare.
passano mesi ma in realtà è come se fosse un attimo.
luglio-agosto: i controlli davanti alle ambasciate della bundesrepublik in ungheria, polonia e cecoslovacchia si fanno di colpo più lenti, così una gran massa di tedeschi orientali si riversa in questi paesi, gli unici verso i quali si possa espatriare, per chiedere asilo politico all'ovest.
settembre-ottobre: l'ungheria apre i confini con l'austria. adesso, attraverso queste due nazioni, è possibile addirittura andarci direttamente in germania ovest.
è un'emorragia. nella ddr la gente comincia a parlare, a lamentarsi alla luce del giorno, perfino a scendere in strada. e dopo due settimane di disordini, il 9 novembre, viene emanata una nuova normativa in materia di viaggi all'estero, che consente di fatto l'attraversamento del confine tra le due germanie.
quella sera, a berlino, una folla rumorosa si accalca a poche decine di metri ad est del muro. aspettano che i soldati schierati a guardia si ritirino. in lontananza si sentono i cori di una moltitudine di tedeschi occidentali che, dall'altra parte, fa più meno la stessa cosa. aspetta ma senza soldati. ad un certo punto l'ordine arriva e i militari se ne vanno.
prima con discrezione, poi sempre più voracemente, i tedeschi, che a questo punto non hanno più bisogno di epiteti, travolgono il muro e cominciano a fare festa.

quando, all'alba del 10 novembre, un omino non troppo alto, con pochi capelli bianchi in testa e un paio di occhiali da vista di quelli un po' fumé, che con il suo cardigan turchese sotto una semplice giacca di lana blu può sembrare un impiegato del catasto, fa qualche passo dentro berlino est e si sistema poco oltre la parte occidentale, tutta colorata, del muro con una sedia pieghevole ed una custodia per violoncello, sono in pochi a notarlo, ancor meno a riconoscerlo e a fermarsi. lui apre la custodia, si accomoda, prova l'accordatura dello strumento e, senza badare al trambusto che lo circonda, attacca a suonare.
mstislav rostropovič, russo, dissidente, esiliato dal suo paese, semplicemente il più grande violoncellista di tutti i tempi, esegue alcune suite di bach, tutte in tonalità maggiore, perché quel giorno è particolarmente felice.
nonstante la gran folla che a un certo punto gli si crea intorno, tutti stanno in silenzio, ammaliati. l'unico rumore che accompagna, quasi a tempo, slava (così lo chiamano da quando era ragazzo, parola che, oltre ad essere il diminutivo del suo nome, in russo vuol dire "gloria") è il click delle macchine fotografiche che racconteranno questa storia.

domenica 14 giugno 2009

architettura d'interni

Cassettiera HEMNES:
Parti principali: Pino massiccio, Mordente, Vernice acrilica, trasparente;
Base del cassetto: Fibra di legno, Lacca acrilica;
Pannello di fondo: Fibra di legno.
€ 329

Credenza VÄRDE:
Parti principali: Betulla massiccia, Olio, Vernice all'amminoresina, trasparente;
Montanti: Truciolare, Impiallacciatura di betulla, Vernice acrilica, trasparente;
Pannello di fondo: Fibra di legno, Lacca;
Frontale del cassetto: Fibra di legno, Lacca acrilica, Vetro temprato;
Piede: Acciaio inossidabile;
Pomello: Zinco, Nichelato, Vernice trasparente.
€ 649

Buffet TROLLSTA:
Parti principali: Truciolare, Lamina, Plastica ABS
Pannello di fondo/ Base del cassetto: Fibra di legno, Lacca acrilica
Gambe: Acciaio, Rivestimento epossidico a polvere, pigmentato
€ 299

il resto, come tutti sanno, non ha prezzo.

sabato 13 giugno 2009

il bianco e il nero

ieri la notte è stata nera. alle volte, quando ne vale la pena, è blu ma ieri no. nera. di dormire manco a parlarne. ho passato tutto il tempo a sentirmi ronzare figure sfocate in mente. per quanto ci abbia provato, non sono riuscito ad isolare nessun contorno. solo sensazioni.

sono stato a camminare, cercando i lampioni rotti, in modo da non essere troppo disturbato dal venerdì sera di paese. alla fine l'unica cosa che mi abbia colpito è stata la granita al limone che ho preso per sembrare un po' meno losco. la granita al limone è bianca. non lo so perché. il limone è giallo ma la granita al limone è bianca.

quando ho rimesso piede a casa, questo contrasto di bianco e nero ha fatto riemergere un non meglio precisato fantasma muliebre ad infestarmi il sonno. è stato allora che ho smesso del tutto di pensare al letto. dovrei ormai avere imparato a tenere da parte qualche buona lettura per casi simili ma non è così.

a queste condizioni, qualcuno ha da consigliarmi libri che siano meglio di fissare il soffitto?

venerdì 5 giugno 2009

io non sogno/ iu nun sugnu

i medici le chiamano allucinazioni ipnagogiche. sarebbe quando uno sogna da sveglio e non è più in grado di distinguere cosa ha carne ed ossa da cosa non ce l'ha. ti può capitare quindi di andare a un concerto e, mentre i tuoi amici si mangiano 'o musso, tu ne approfitti per scambiare due chiacchiere sul triste panorama musicale alternativo degli anni novanata, che ancora ti si ripropone alle feste di paese, con pora nonna, che so' due anni che non c'è più.

a scanso di equivoci, sarò un po' allucinato ma non è che sono proprio del tutto fuori di testa. io lo so che pora nonna è una sorta di fantasma, solo che mi pare sgarbato non rivolgerle la parola soltanto perché al momento è un poco morta.
mi rendo pure conto delle convenzioni sociali, che mi proibiscono di parlare al nulla davanti a testimoni, quindi quando i miei amici smettono di sbafare io sto zitto. e fin qui tutto bene, considerati i miei standard di normalità.

il fatto è che non riesco assolutamente a spiegarmi per quale motivo mia nonna mi si rivolga esclusivamente in siciliano.
- nonna ma tu sogni? perché io non sogno.
- e iu nun sugnu.
suppongo che questo ponga fine alla conversazione.

martedì 2 giugno 2009

lucciole


La Luna piena minchionò la Lucciola:

- Sarà l'effetto de l'economia,
ma quel lume che porti è debboluccio...

- Sì, - disse quella - ma la luce è mia!

(Trilussa)