Visualizzazione post con etichetta - curiosità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta - curiosità. Mostra tutti i post

lunedì 14 giugno 2010

witness journal

è possibile che non interessi particolarmente a nessuno. è probabile che le quattro persone che più o meno regolarmente frequentano questo blog lo abbiano già saputo (visto che per un buon 75% sono membri della mia famiglia o affini). ma sono dieci giorni che non scrivo qui, ho esaurito tutta la scorta di "foto da blog" che avevo messo da parte per i tempi di magra fotografica e poi mi pare anche un po' giusto che di questo evento rimanga traccia qui.

insomma, la rivista mensile di fotogiornalismo on-line, witness journal, questo mese ha pubblicato un po' di scatti dal reportage sul popolo curdo (sì, sempre quelli con cui vi ammorbo da ormai quasi 10 mesi!).

sono soddisfatto, però, se proprio devo dirla tutta, witness, io ti avevo mandato anche altre foto che secondo me erano più significative, un pochino più personali. per carità, grazie per la considerazione ma il fatto è che uno non si accontenta mai...

martedì 9 marzo 2010

sans débit


ai tempi del rullino, quando portavo questo piccolo cilindro magico a stampare, il più delle volte non è che avessi l'esatta cognizione di quanto fatto e poteva capitare che le cose non fossero andate proprio come volevo.

ecco, ho scoperto che in francia, invece, dopo averti stampato più o meno tutte le foto, facevano una selezione, dove quelle mosse, sfocate, con inquadrature tagliate, insomma tutte quelle che, ad insindacabile giudizio dello studio che le stampava, non erano come avrebbero dovuto, non te le facevano pagare. sì, ci attaccavano sopra un piccolo adesivo, come quello nella foto, e te le scalavano dal prezzo.
praticamente l'errore era gratis e, a pensarci bene, in questo modo anche la sperimentazione.

questa cosa mi piace così tanto che ho deciso di usarla, per un po', qui dove anche io, più o meno senza costo, posso errare (fate un po' voi se più nel senso di sbagliare o di vagare).

giovedì 10 dicembre 2009

nebbia

secondo wikipedia, la nebbia è quel fenomeno meteorologico per il quale una nube si forma a contatto con il suolo. essa è costituita da goccioline d'acqua liquida o cristalli di ghiaccio sospesi in aria e, a causa della diffusione della luce solare da parte dell'acqua in sospensione, si manifesta come un alone biancastro che limita la visibilità degli oggetti. ma wikipedia è wikipedia, che ti vuoi aspettare?

secondo hermann hesse è "strano, vagare nella nebbia!/ è solo ogni cespuglio ed ogni pietra,/ né gli alberi si scorgono tra loro,/ ognuno è solo". ma hesse è hesse, e che ti vuoi aspettare?

secondo gli automobilisti la nebbia è solo una rottura di coglioni. ma gli automobilisti sono stronzi. e basta.

secondo gli inglesi la nebbia non esiste. esistono le nebbie. loro ne classificano almeno sei differenti tipi: da irraggiamento, da avvezione, da evaporazione, frontale, congelantesi e ghiacciata. in effetti anche gli inglesi certe volte sono stronzi. ma soprattutto gli inglesi sono inglesi. che ti vuoi aspettare?

secondo i fotografi la nebbia è una scalogna, perché ti sfoca tutte le immagini. ma, si sa, i fotografi sono fotografi. che ti vuoi aspettare?

secondo me la nebbia ha un buon odore, tutto sommato è accogliente ed intima, certo ti infradici a starci dentro abbastanza, però le riprese sfocate mi piacciono un sacco. ma, si sa, io non sono un'enciclopedia né un poeta, guido sì e no, parlo poco inglese e la fotografia la vivo a modo mio. inoltre, molti mi dicono che sono stronzo.

fortuna che nella nebbia nulla si distingua con precisione.

lunedì 7 settembre 2009

il dono dell'obliquità

lecce. due passi in centro. la città bianca, nemmeno tanto affollata, si apre fresca. non è la prima volta che ci vengo ma giro distratto, col naso in su tra i vicoli, sbattendo addosso agli altri passanti. faccio come le palline del flipper, scelgo una traiettoria, tiro dritto finché non incontro un ostacolo, ci rimbalzo contro, chiedo scusa imbarazzato e mi rimetto su una nuova traiettoria.
in verità non me ne frega niente della pietra leccese, delle facciate di chiese e palazzi, della mancanza di ortogonalità (non sono neanche sicuro di sapere cosa voglia dire...). mi ingrippa l'idea di poter fare foto a colori, senza colori. cerco quei posti dove luci e ombre si mescolano bene, senza pensare a molto altro, ammatondandomi un po' nel frattempo.

dopo due ore di sponde, mi metto seduto sulle gradinate di sant'irene e mi prendo un po' di minuti per respirare. accanto a me si sistema un omino singolare. è vecchio, direi molto vecchio, sarà alto un metro e mezzo, le gambe sono due stecchi ricoperti da una pelle non più elastica da tempo. indossa un paio di pantaloncini cachi da esploratore d'altri tempi e una camicia bianca misto cotone e acrilico, di quelle comprate al mercato dai cinesi. è quasi completamente calvo, l'abbronzatura eccessiva della pelata è scomposta in un puzzle di tessere, separate da profondi solchi color carne viva, le tracce di una scottatura trascurata. porta dei grossi occhiali quadrati fumé dalla montatura metallica dorata e in mano stringe una di quelle macchinette fotografiche di cartone usa e getta. la tiene con una mano sola, lontana dal viso, come fosse una di quelle compatte digitali che imperversano ovunque. è strano. si gira intorno con uno sguardo indagatore, le sopracciglia bianche e pelosissime, accartocciate sull'attaccatura del naso come un ventaglio semichiuso e quando nota qualcosa che lo colpisca, chissà mai perché, raddrizza il braccio, punta la macchina fotografica e poi fa una cosa insensata, piega la testa da un lato, il più possibile, segue con la macchinetta il movimento del collo e poi scatta tutto storto, senza neanche guardare davvero dentro l'obiettivo.

è la terza volta che lo incrocio. l'ho già visto al duomo e a sant'oronzo e tutte le volte se ne è stato lì a fare la stessa cosa, scegliere dei particolari in base a criteri tutti suoi e poi riprenderli belli storti. stavolta mi sta così vicino che quando lo vedo puntare la macchina per l'ennesima volta, butto un po' indietro la schiena e distrattamente mi piego per trovarmi più o meno alle sue spalle e poter seguire con attenzione tutta l'operazione. sbircio la linea del suo braccio fino alla macchina e guardo dritto in faccia un pezzo della balaustra del balcone che sta puntando, poi, quando piega testa e macchina, faccio lo stesso e quasi assecondo con un piccolo scatto muscolare del collo il click della foto. una volta terminata tutta l'operazione e giratosi, l'omino strano mi trova ancora tutto inarcato alle sue spalle e mi guarda come se il matto fossi io (in effetti anche svariate decine di turisti di passaggio fanno la stessa cosa...). e mo' che mi ha beccato così, non posso certo fare finta di niente, qualche cosa glie la devo pure dire, prima che pensi che gli volevo scippare la macchinetta!
scusate- il voi dalle parti mie con gli anziani è segno di rispetto - stavo guardando cosa riprendevate. vi posso chiedere perché fate le foto tutte storte, il vecchio si sistema meglio sul gradino e si mette a ricaricare la rotella della macchinetta, mentre mi sorride sornione.
vedi, io sono di lecce e siccome non ce li ho i soldi per andarmi a fare le vacanze da un'altra parte, allora me le faccio qui.
sì vabbe' ma questo non mi spiega perché fate le foto con la macchinetta storta, mi fissa per una frazione di secondo, cala lo sguardo alla macchinetta un'altra volta, poi mi guarda in faccia di nuovo, come se stesse per svelarmi chissà quale grande segreto.
il fatto è che io queste pietre le conosco a memoria, tutte. e allora le foto le scatto diverse, perché così mi sembrano dei posti nuovi.
un paio d'ore più tardi, davanti a una cedrata con granita di limone, mi capita di pensare che sì, quel vecchio bislacco mi ha davvero svelato un grande segreto... per fare in modo che la realtà, la propria realtà sia sempre nuova, alle volte può bastare di storcere un po' lo sguardo.
in alternativa, si può sempre venire a lecce.

sabato 27 giugno 2009

libertà musicali

nell'estate del 1989 i tedeschi della ddr cominciano ad eludere in massa i ferrei controlli della polizia politica. le cose vanno più o meno così.
nei circoli degli scacchi dei paesi d'oltrecortina ormai si parla a mezza bocca di quello che sta capitando in russia: gorbačëv, perestrojka, glasnost. può mai essere? tutti cominciano ad assaporare questa cosa nuova al gusto di libertà e nessuno ha ancora il coraggio di crederci veramente. tutti tranne che nella ddr. avete presente quando si sente dire "più realisti del re"? ecco, la deutsche demokratische republik è proprio quel caso lì. bei tempi, pensano i caposezione della stasi, quando si trattava solo di censurare i flussi di informazioni che arrivavano dall'ovest. certo non è che fosse facile e non sempre ci si riusciva ma almeno il nemico era lì e si sapeva chi fosse: l'ingordo plutocrate capitalista o, al massimo, qualche laido traditore del socialismo reale. adesso non ci si capisce più niente, non si sa da che parte guardare.
passano mesi ma in realtà è come se fosse un attimo.
luglio-agosto: i controlli davanti alle ambasciate della bundesrepublik in ungheria, polonia e cecoslovacchia si fanno di colpo più lenti, così una gran massa di tedeschi orientali si riversa in questi paesi, gli unici verso i quali si possa espatriare, per chiedere asilo politico all'ovest.
settembre-ottobre: l'ungheria apre i confini con l'austria. adesso, attraverso queste due nazioni, è possibile addirittura andarci direttamente in germania ovest.
è un'emorragia. nella ddr la gente comincia a parlare, a lamentarsi alla luce del giorno, perfino a scendere in strada. e dopo due settimane di disordini, il 9 novembre, viene emanata una nuova normativa in materia di viaggi all'estero, che consente di fatto l'attraversamento del confine tra le due germanie.
quella sera, a berlino, una folla rumorosa si accalca a poche decine di metri ad est del muro. aspettano che i soldati schierati a guardia si ritirino. in lontananza si sentono i cori di una moltitudine di tedeschi occidentali che, dall'altra parte, fa più meno la stessa cosa. aspetta ma senza soldati. ad un certo punto l'ordine arriva e i militari se ne vanno.
prima con discrezione, poi sempre più voracemente, i tedeschi, che a questo punto non hanno più bisogno di epiteti, travolgono il muro e cominciano a fare festa.

quando, all'alba del 10 novembre, un omino non troppo alto, con pochi capelli bianchi in testa e un paio di occhiali da vista di quelli un po' fumé, che con il suo cardigan turchese sotto una semplice giacca di lana blu può sembrare un impiegato del catasto, fa qualche passo dentro berlino est e si sistema poco oltre la parte occidentale, tutta colorata, del muro con una sedia pieghevole ed una custodia per violoncello, sono in pochi a notarlo, ancor meno a riconoscerlo e a fermarsi. lui apre la custodia, si accomoda, prova l'accordatura dello strumento e, senza badare al trambusto che lo circonda, attacca a suonare.
mstislav rostropovič, russo, dissidente, esiliato dal suo paese, semplicemente il più grande violoncellista di tutti i tempi, esegue alcune suite di bach, tutte in tonalità maggiore, perché quel giorno è particolarmente felice.
nonstante la gran folla che a un certo punto gli si crea intorno, tutti stanno in silenzio, ammaliati. l'unico rumore che accompagna, quasi a tempo, slava (così lo chiamano da quando era ragazzo, parola che, oltre ad essere il diminutivo del suo nome, in russo vuol dire "gloria") è il click delle macchine fotografiche che racconteranno questa storia.

venerdì 10 aprile 2009

la grave malattia del pensare

Ogni tanto, incredibilmente, mi ricapita davanti agli occhi questo libretto quasi indecente, che si chiama "papalagi". L'ho letto per la prima volta più di dieci anni fa e mi colpisce sempre come un maglio, per la linearità degli argomenti esposti. Si tratta del resoconto sugli usi e costumi dell'uomo bianco (il papalagi, appunto), fatto da Tuiavii, capo indigeno da un'isola del Pacifico, dopo un suo viaggio in Europa agli inizi del secolo scorso.
Leggete qui...

"C'è da chiedersi se stupido è chi non pensa molto, o chi pensa troppo. Il Papalagi pensa in continuazione.
Spesso vive solo con la testa, mentre tutti i suoi sensi sono profondamente addormentati. Anche se va in giro, parla, mangia e ride. Il pensare, i pensieri, che sono i frutti del pensare, lo tengono prigioniero. È una specie di ubriacatura.
Quando il sole splende bene nel cielo, pensa subito: «Come splende bene!». E sta sempre lì a pensare come splende bene. Ciò è sbagliato. Sbagliatissimo. Folle. Perché quando splende è meglio non pensare affatto, è meglio
distendere le proprie membra alla calda luce e godersi il sole."
E' tutto molto istruttivo e decisamente illuminante ma si può seriamente prendere a modello una popolazione di obesi famosa al mondo solo per le chitarrine in miniatura e le camicie a fiori?
Forse sì...

giovedì 26 marzo 2009

respirare

poi arrivi al mare e ti domandi, ma com'è che ci è voluto così poco? pensi che deve essere stato perché eri sovrappensiero. essere sovrappensiero è un poco come stare soli. certo che col mare che ti osserva di riflesso ed il vento salmastro che rinfresca i raggi di un sole palliduccio, non è proprio il momento adatto per pensare alla solitudine.
è da quando ero un ragazzetto che vengo in costiera, almeno una volta all'anno. ci vengo ormai per tradizione consolidata, a meditare su me stesso. l'ho fatto davanti a un piatto di linguine ai frutti di mare, a passeggio per scalinate interminabili, con un ramoscello di rosmarino tra i denti, immerso in negozi di corallo o in cartiere, l'ho fatto su barche e pullman, seduto su qualche tomba al cimitero, guardando le turiste tedesche, in bilico lungo il sentiero degli dei.
ogni volta sono arrivato con domande confuse e quando sono ripartito tutte erano molto più chiare e sensate. le risposte, quelle non le ho mai trovate, quelle devi cercarle altrove. in costiera, al tempio, come la chiamiamo in famiglia, si smette di stare in apnea e ci si concentra solo sulle cose importanti, tipo respirare, camminare lentamente, guardare tutto, sempre.

ho fatto il conto: era il 1996 la prima volta che ci sono stato, da allora ci sono venuto 20 volte in 13 anni. ci ho dormito solo una volta, mangiato 15, fatto il bagno in sole 4 occasioni, fatto foto solo 2 volte. in 3 casi ci sono stato da single, 1 volta ci sono andato da solo, 2 volte ho riportato un regalo per qualcuno, non ho mai portato via niente per me. non ho mai pianto in costiera. ho visto piovere una sola volta, non ho mai conosciuto nessuno e mai sono andato per conoscere qualcuno. non l'ho mai condivisa con una donna, anche se avrei voluto. tutte le volte, però, ce ne è stata una nei miei pensieri e non sempre si è trattato di una donna reale.

lunedì 19 gennaio 2009

l'insofferenza del proprio nome


ad infilarsi in cose più grandi di sé, ecco quanto si ottiene:

- dopo un paio di pomeriggi di settembre passati a fare foto, una mostra ancora tutta da organizzare;

- dopo un po' di notti insonni, un catalogo in tipografia;

- dopo vari tentativi di impaginare una copertina in cui non sembri del tutto ridicola la presenza del proprio nome, un discreto bagaglio di stress ed emozioni;

- dopo avere realizzato che il tutto si concretizzerà in un momento ben preciso di sabato 31 gennaio, il timore/consapevolezza di apprestarsi a fare una considerevole figura di merda;

- dopo aver scritto biografia, indirizzo, sito internet e contatti vari praticamente ovunque, un diffuso senso di intolleranza nei confronti della propria immagine;

- dopo aver smesso di contare quante cose si devono ancora fare, sapendo che dovrebbero essere tutte pronte per ieri, un formicolio alla parte bassissima della schiena, traducibile pressappoco con l'espressione "avere il pepe al culo";

- dopo tutto questo, non avere alcuna idea di come impegnare la propria per altro comica esistenza con qualche cosa di concreto.

però è bella quella sensazione, provata ahimè troppo raramente in età scolare, di stare con la coscienza apposto, perché, al di là del risultato, stavolta si sono fatti i compiti a casa.

lunedì 15 dicembre 2008

winter


la differenza che passa tra i vari inverni degli uomini non è solo una questione di latitudine e longitudine.
sto qui e saluto il freddo di una città italiana, mentre sono convinto che quello di una città americana non sarà solo più o meno rigido ma avrà anche odori, sapori e soprattutto sfumature di luce diversi, influenzati dai paesaggi e dalle architetture di vetro, acciaio e cemento.
dopotutto la stagione non è solo una questione di clima.

martedì 18 novembre 2008

strappare con gli occhi


e finalmente è arrivata la prova definitiva. ora anche piero angela e tutta la redazione di super quark dovranno ammettere che "pure i pullici tengono la tosse" (trad. per i non comprendenti - anche le pulci hanno la tosse)! perché? e ora mi spiego.
con la foto qui sopra, titolata come questo post, il sottoscritto ha appena saputo di aver vinto un piccolo concorso fotografico (ma per una pulce è sempre qualche cosa di epocale). quando me lo hanno detto al telefono non riuscivo a capire bene cosa volesse dire che avevo vinto. ho dovuto specificare: - ma ho vinto vuol dire cioè che sono arrivato primo?, - sì, - ah.
secondo me a sant'angelo a cupolo, ridente e fotograficamente competente comunità del sannio beneventano (dove, a scanso di equivoci, non ho parenti o conoscenti), dopo avermi sentito, si devono essere pentiti alquanto di avermi scelto come vincitore.
comunque, se non si rimangiano la parola, dovrebbero darmi una targa commemorativa (sigh, sono commosso), mettere la foto nel loro calendario 2009 (anche se, secondo me, avrebbero avuto più successo con un calendario tipo bellezze contadine over 70 nude. ma tant'è.) e, last but not least, una cosa di soldi.
ma c'è un ma! la premiazione si svolgerà il giorno 20 dicembre, a ridosso delle vacanze di natale, ed io non potrò esserci, se non in spirito, visto che sarò probabilmente intento a congelarmi il naso prominente da qualche parte tra la quinta e broadway, a manhattan (a proposito, alitalia, cai o come cazzo di chiami tu! non facciamo scherzi eh!?). dunque avrò bisogno di nominare un delegato al ricevimento dei premi. insomma, chi è che se la sentirebbe di farmi questo favore il 20 dicembre a sant'angelo a cupolo? (ah, per i disinteressati, i soldi saranno in un assegno non trasferibile!)

giovedì 6 novembre 2008

il conto


la persona che propone di dividere il conto in parti uguali è sempre quella che ha ordinato il piatto più caro.

la persona che si offre di pagare per tutti è sempre convinto che quella che ha ordinato il piatto più caro dirà, - no, dai. facciamo in parti uguali. -, e sbaglia.

venerdì 31 ottobre 2008

lo spioncino


conoscete la storia di quell'uomo che una notte si sveglia perché sente dei rumori e trova la moglie intenta a spalmarsi un unguento addosso? rimane nascosto dietro uno spioncino per capire cosa stia accadendo e vede la donna che, una volta finita l'operazione, si avvicina alla finestra e si lancia fuori ma, invece di cadere in strada, si mette a volare! in questo modo l'uomo scopre che sua moglie è una strega. passa le giornate successive indeciso sul da farsi: se denunciasse la moglie porterebbe il discredito su tutta la famiglia ma se tacesse diverrebbe complice dei sortilegi della strega e sarebbe dannato anche lui.
la soluzione gli si presenta all'improvviso: una mattina presto, mentre la moglie recupera il sonno perduto durante la notte, l'uomo sostituisce l'unguento con una banale pomata. la notte successiva, mentre sta dormendo, viene ridestato bruscamente da un urlo disperato. affacciandosi alla finestra vede il corpo della moglie spiaccicato al suolo.
tra le lacrime dirà a tutti che la donna è impazzita e si è suicidata.

martedì 21 ottobre 2008

non è il bagno di casa dopo che... o sì?


uno dei difetti (o è un pregio?) della macchina fotografica è che la sua vista sia parziale. inquadra solo quello che vuole e spesso tralascia i contesti. succede che il nostro cervello con le sue stupidissime capacità associative infili l'immagine ripresa in un contesto del tutto arbitrario, basandosi sui propri pregiudizi e pochi altri scarni elementi.
così se vi dicessi che questa immagine viene da un viaggio lampo in kosovo al seguito di una ong che si occupa di minoranze serbe perseguitate, voi probabilmente pensereste che sono un cazzaro... e fin qui ci siamo... ma per quelli di voi che abboccassero potreste anche trovare questa foto interessante o addirittura rappresentativa. ora, se invece vi raccontassi che la foto è presa in una casa cantoniera abbandonata su un cucuzzolo panoramico a s. marco ai monti, ecco che tutti indistintamente pensereste che non vi sto prendendo per il culo... gente di poca fede... ma soprattutto trovereste che l'immagine, in fondo, non è niente di più che la rappresentazione di uno scarrupizzo!
quindi l'immagine reale incide in piccola misura sull'immagine che i nostri cervelletti asfittici e presuntuosi ci impongono di vedere. tutto questo naturalmente non vale per quelli che ci hanno visto solo scene di sesso e farfalle. in quel caso vi suggerisco il test delle macchie di rorschach... per voi sarà vera e propria pornografia.

venerdì 19 settembre 2008

ma che giorno è oggi?


eh sì, proprio un bel compleanno! sarà una settimana che ci penso, a come celebrare un anno di vita di arrevota. "cosa mi invento di particolare? qualche cosa che sia unico e che però non snaturi il modus vivendi di questo spazio!" mi sono ripetuto questi concetti per giorni e poi, a un certo punto mi è venuto un dubbio... ma quand'è che ho aperto il blog? allora vado alla ricerca del mio primo post, "memoria muta" (il quale, detto per inciso, sta per diventare qualcos'altro... ma non vi anticipo niente), guardo la data e scopro che il primo compleanno di arrevota era il giorno 11 settembre.
quale modo migliore per ricordare la nascita del mio caro blog se non quello di dimenticarmene??
eppure di strada ne abbiamo fatta insieme da allora: secondo le statistiche di google, arrevota ha ricevuto 3685 visite in un anno, praticamente una media di 10 visite al giorno, per un totale di 5428 pagine visualizzate da ben 655 visitatori unici assoluti, che si sono collegati da 27 differenti nazioni del mondo (ringrazio in particolare i miei fan da singapore, giordania, filippine, vietnam, el salvador, burkina faso, micronesia, urrs, kamchatka, isole marshall e bikini)
in pratica sono riuscito ad eguagliare in un anno le statistiche di un secondo di google... so' soddisfazioni!
ora, sull'adagio del vecchio detto latino "semel in anno licet insavire", vorrei chiedere a tutti i lettori di questo post, anche a quelli che sono qui occasionalmente e pure a quelli che ci sono finiti per sbaglio (secondo me il visitatore di el salvador, ad esempio), tutti, ma proprio tutti tutti tutti, lasciate un saluto nei commenti, anche se leggerete questo post fra un mese, tanto arrevota non si offende (dico, il suo creatore si è ricordato del compleanno con più di una settimana di ritardo, figuriamoci) e, cari anonimi, lasciate il nome per una volta, tanto si perderà nell'abisso di commenti che prevedo di ricevere!!!
dai, dopo un anno e otto giorni di vita, un piccolo gesto di incoraggiamento, in fondo, arrevota se lo è meritato!!!

la foto è una gentile concessione (anche se non lo sapeva ancora) del mio caro amico professionista dello scatto igenico-sanitario, booob!

venerdì 12 settembre 2008



ma guarda un po' che mi doveva capitare... uno se ne va un botto di anni fa a fare un bel viaggio in andalusia e pensa, mo' mi faccio un sacco di belle foto, che qui ci sono proprio begli scorci. poi torna a casa e dopo aver ammorbato (nemmeno troppo in fondo) parenti e amici con le sue foto se ne dimentica per un po' di anni. poi succede che sempre lo stesso uno decide che è arrivato il momento di entrare nella comunicazione globale, ma quella giovane, e allora, nonostante non sia più esattamente un adolescente, si fa un blog. e i blog si sa sono come le ciliege e così dopo un pò se ne fa un altro. e sopra per riempire i suoi due blog che fa? ci mette un po' tutte le foto che ha fatto e che gli piacciono di più. e ci capitano in mezzo, guarda un po' anche alcune del viaggio in andalusia! ho capito, voi vi starete domandando ma questo adesso che vuole? perché ci racconta tutta questa manfrina insopportabile?
semplice, perché proprio oggi, a distanza di anni, prendendola da uno dei miei due blog, una guida turistica on line di siviglia mi ha chiesto di accattarsi una delle mie foto per fare la pubblicità a un albergo cittadino. il fatto che la foto sia stata scattata in tutt'altra parte di siviglia, rispetto a dove si trova l'hotel al-andalus palace è per loro irrilevante... figuariamoci per me!