giovedì 17 dicembre 2009

shift

i miei ricordi, per quanto mi sia capitato di capirne, non sono mai nitidi e precisi. qualcosa al loro interno è sfuggente, in un certo senso ancora in movimento.
forse l'espressione "fissare i ricordi" nasce proprio da questa esigenza di bloccare in un solo posto quello che per natura continuerebbe a dibattersi. tra fantasia e sogno.
e così mi sento io.

giovedì 10 dicembre 2009

nebbia

secondo wikipedia, la nebbia è quel fenomeno meteorologico per il quale una nube si forma a contatto con il suolo. essa è costituita da goccioline d'acqua liquida o cristalli di ghiaccio sospesi in aria e, a causa della diffusione della luce solare da parte dell'acqua in sospensione, si manifesta come un alone biancastro che limita la visibilità degli oggetti. ma wikipedia è wikipedia, che ti vuoi aspettare?

secondo hermann hesse è "strano, vagare nella nebbia!/ è solo ogni cespuglio ed ogni pietra,/ né gli alberi si scorgono tra loro,/ ognuno è solo". ma hesse è hesse, e che ti vuoi aspettare?

secondo gli automobilisti la nebbia è solo una rottura di coglioni. ma gli automobilisti sono stronzi. e basta.

secondo gli inglesi la nebbia non esiste. esistono le nebbie. loro ne classificano almeno sei differenti tipi: da irraggiamento, da avvezione, da evaporazione, frontale, congelantesi e ghiacciata. in effetti anche gli inglesi certe volte sono stronzi. ma soprattutto gli inglesi sono inglesi. che ti vuoi aspettare?

secondo i fotografi la nebbia è una scalogna, perché ti sfoca tutte le immagini. ma, si sa, i fotografi sono fotografi. che ti vuoi aspettare?

secondo me la nebbia ha un buon odore, tutto sommato è accogliente ed intima, certo ti infradici a starci dentro abbastanza, però le riprese sfocate mi piacciono un sacco. ma, si sa, io non sono un'enciclopedia né un poeta, guido sì e no, parlo poco inglese e la fotografia la vivo a modo mio. inoltre, molti mi dicono che sono stronzo.

fortuna che nella nebbia nulla si distingua con precisione.

giovedì 26 novembre 2009

i pinnoli

ogni tanto qualcuno mi sogna. ed io muoio. ma lo sai che ti ho sognato ieri notte?, mi dicono, ma lo sai che di solito sogno sempre gente sconosciuta e questa è una delle rare volte in cui sogno qualcuno che conosco e sei proprio tu?, ah sì?, bello, mi fa piacere, e che cosa hai sognato?, che volavamo?, hai per caso sognato, se sei una ragazza, anzi, se sei una ragazza splendida, che facevamo l’amore per un tempo indefinito ed era bellissimo? o forse hai sognato che comparivo in un momento di pericolo e ti salvavo la vita?, no perché se proprio mi devo scomodare, se proprio devo comparire nei sogni di qualcuno, io che non mi prendo la briga di comparire quasi nemmeno nei miei, se succede, almeno deve essere per un motivo serio. in effetti, mi dicono, non è proprio come pensi tu, ah, e come è?, ho sognato che morivi. ecco, e ti pareva che non ne doveva capitare un’altra che mi faceva morire?, io proprio non lo so perché ma tutte le ragazze che conosco, prima o poi, sognano che io muoio. vabbe’, forse sto un po’ esagerando, non proprio tutte, nemmeno molte, in effetti non sono neanche solo le ragazze a sognare questa cosa qui che muoio, praticamente la mia morte in sogno è una cosa abbastanza trasversale.

ricordo di essere morto nei sogni di almeno metà delle mie ex-fidanzate, di solito quando ancora stavamo insieme - e non so se sia meglio o peggio -, amici ed amiche mi hanno visto perire almeno in una decina di circostanze, per non parlare poi di fratello e sorella, che mi avranno fatto fuori, nel corso degli anni, più o meno tre o quattro volte a testa. naturalmente si tratta quasi sempre di morti violente, con una predilezione per le ammazzatine con dettagli cruenti.

a un certo punto ho cercato di tenere una statistica, tanto per capire se c’era un’evoluzione nel corso degli anni o se fosse possibile imputarla a qualcosa di particolare. su un totale di 25 morti censite, almeno che io sappia, circa il 60% sono roba da macellai, un altro 16% sono comunque violente ma senza spargimento di sangue, tipo ammazzato a bastonate o divorato da uno squalo che mi ha ingoiato in un solo boccone - questo si capisce che è roba di quando mio fratello c’aveva 9 o 10 anni, troppo irrealistico -, poi c’è un 8% di morti accidentali, in cui però faccio comunque sempre la fine del coglione, tipo mentre sono nel paese dei balocchi, scivolo sulla glassa e muoio battendo la testa su una pietra di cioccolato fondente - sic! -. infine c’è un 8% di morti non meglio precisate, praticamente quelle situazioni in cui, a un certo punto nel sogno, si sa che io ero morto, che io mi chiedo ma perché tocca proprio a me? boh. resta fuori un 4% di morti uniche e singolari, che forse potrebbero rientrare in qualcuna delle categorie di cui sopra ma preferisco tenerle fuori, perché un po’ infondo mi piacciono.

in effetti, ad essere sinceri, il 4% di 25 sogni è 1 sogno solo ed io ci sono affezionato davvero. in pratica c’era questo mio amico che stava sognando di essere stato catturato dai vietcong in piena giungla pluviale. i musiggialli lo volevano torturare per fargli dire dove stavano gli americani, ma lui non lo sapeva, dove stavano, perché lui è di catania. quelli però non gli volevano credere e gli dicevano, allola che cosa ci fai in vietnam se non sei amelicano? e lui glie lo spiegava, guardate che io sto sognando a casa mia, qui ci sono finito per caso, ma loro niente, toltula, toltula, continuavano a dire. e già preparavano le tenaglie per strappargli le unghie, quando da mezzo alla giungla compaio io, vestito normale, pure un po’ pesante per stare nella giungla, infatti sto tutto sudato, dice che arrivo e comincio a gridare che non c’è problema, che lì penso a tutto io, che a lui lo possono lasciare andare, i mangiariso, tanto ora sono arrivato io e… possono torturare me! il mio amico stupito e commosso mi ringrazia e, senza fare troppe domande, mi lascia agli occhiammandorla. ed io questa morte qui me la ricordo sempre con piacere, perché almeno, per una volta, ci sono andato vicino a quel sogno in cui io salvo la vita di qualcuno!

una volta glie l’ho chiesto anche allo psicanalista, raffae’, gli ho detto, ma perché tutti si sognano che io muoio?, e lui mi ha guardato bene bene, con quel suo fare da psicanalista, che, lo sapete come fanno, no? ti guardano che non si capisce mai se ti stanno leggendo dentro o se stanno pensando alla spesa che devono fare quando finisce la tua ora, ai colloqui a scuola di quella cacacazzi della figlia porca miseria ha preso tutto da sua madre, o magari all’amante che certo è bona però è un poco carestosa. insomma raffaele mi ha fissato per un po’ e poi mi ha detto, lui’, ma te li stai pigliando i pinnoli?

domenica 15 novembre 2009

acutezza visiva

l'acutezza visiva è una delle nostre principali abilità visive. di solito la si definisce come la capacità dell'occhio di risolvere e percepire i dettagli di un oggetto.

il tutto sta a capire di quali oggetti cogliere i dettagli e di quali no...

sabato 24 ottobre 2009

il contrario di un incubo

quando uno dorme, dicono che sogni.

io personalmente questa cosa qui non me la ricordo quasi mai. i sogni sono quelle storie un po' strane, un po' poetiche che, sembra, tutti facciamo nella nostra testa, non sempre e non solo quando dormiamo, e di cui il più delle volte siamo protagonisti, ognuno nei propri almeno.

il fatto è che, siccome io i sogni non me li ricordo oppure, se mi capita che li ricordo, dura poco e poi me li scordo, allora, da quando ero bambino, mi ricordo i sogni degli altri. certo mica tutti quelli che mi raccontano, diciamo gli ultimi dieci e, mano a mano che me ne raccontano di nuovi, spariscono dalla memoria i primi della lista. è una cosa strana, lo so, ma uno per tutta la vita cresce sentendo dire che bisogna avere dei sogni, bisogna avere dei soldi, siccome i soldi ce li possono avere solo i ricchi, allora è meglio continuare a pensare che bisogna avere dei sogni. in conclusione se non ce li hai sti sogni, proprio come me, finisce che diventi complessato. è per questo che ho pensato che è meglio avere sempre sotto mano un certo numero di sogni degli altri, piuttosto che rischiare di rimanere senza.

certo mica i sogni sono tutti uguali. ce ne sono anche di brutti. uno dei vantaggi di ricordarsi i sogni degli altri è sicuramente quello di avere la possibilità di scegliere quali ti vuoi ricordare e quali no. se uno viene da me e mi dice, ho fatto un brutto sogno, oppure se è meno contenuto nei modi, maro' e che brutto sogno che ho avuto stanotte, io me lo scordo subito, anzi non faccio neanche attenzione quando me lo racconta. perché i brutti sogni, si sa, non fanno dormire la notte.

la fregatura è quando ti raccontano un sogno che è bello, molto bello, così bello che non ti fa dormire la notte. certo sono rari questi sogni qui, basti pensare che mentre a quelli brutti brutti brutti abbiamo dato il nome di incubi, per quelli belli belli belli, che io sappia, un nome non c'è.
mi è capitato di recente un sogno bello bello bello che non fa dormire la notte. me lo ha raccontato un mio amico, ovviamente, e siccome era bello io me lo sono memorizzato e adesso non ci dormo la notte. e pensare che a prima vista non sembrava niente di che. dice il mio amico, nel sogno a un certo punto tu sei andato da una parte che non ti ricordi, cioè nel suo sogno ci è andato lui ma siccome poi io l'ho memorizzato è un po' come se ci fossi andato pure io, per fare qualcosa che non sai bene. il fatto è che nei sogni belli che ti fanno svegliare la notte di solito non ti ricordi quasi mai niente, tranne che a un certo punto c'è una ragazza. e tu non lo sai bene perché ma il fatto che questa ragazza, che di solito non ti guarda nemmeno, nel sogno ti rivolge la parola, già ti sembra bello. e ci stai camminando insieme e lei a un certo punto, scherzando ti fa anche un complimento. lei che di solito è così chiusa, nel sogno bello che ti fa svegliare la notte, è un po' più chiacchierona e con te ci scherza pure. e tu pensi allora che questo sogno bello in realtà è bello bello. poi nel sogno che ti fa svegliare la notte, vatti a ricordare perché, tu ti fermi per fare qualcosa e la ragazza che di solito non ti calcola, non ti parla e non ti considera e che invece nel sogno che ti fa svegliare è tutta il contrario si avvicina alle tue spalle e...

ecco, normalmente a questo punto lei si trasforma in un enorme orso bruno o un golem di carne putrida o in un serpentone con le zampe, praticamente un coccodrillo, che ti maciulla le carni tra le tue grida strazianti e tu ti svegli perché hai avuto un incubo. ma questo non è un sogno brutto che ti sveglia, questo è un sogno bello che ti sveglia e quindi succede che lei, che nella realtà non ti caca proprio, e per questo alla fine ti sta pure un po' sul cazzo, proprio lei viene e ti posa il mento su una spalla e le sue mani sfiorano le tue e sei assolutamente certo che non è stata una cosa casuale, anche perché lei nell'orecchio ti dice, guarda che non è una cosa casuale, e il cavolo di sogno che fino ad allora era bello bello, sembra così vero che diventa bello bello bello. e ti svegli.

considerazioni finali: 1. quando qualcuno ti si avvicina alle spalle in un sogno, non importa se bello o brutto, stai sicuro che hai finito di dormire; 2. non ti fidare degli amici che ti raccontano i loro sogni belli belli belli, cercano solo di far smettere di dormire anche te; 3. la prossima volta che vedi la ragazza dei sogni del tuo amico, mandala a cacare, non fa niente se lei non capirà, tu intanto ci avrai recuperato il sonno.

lunedì 12 ottobre 2009

i dengbej


i dengbej, loro sono cantori, antichi e vecchi al tempo stesso. sono poeti ed io mi sono perso per mezzo pomeriggio a sentirli narrare storie in versi, in rima, improvvisando.



le ultime ore a diyarbakır mi sono scivolate dentro, come il tè caldo, in questo strano luogo di pace, la casa dei dengbej, dove sembra che il mondo esterno possa entrare solo quando questi maestri glie lo consentono tramite i loro racconti.


sarei rimasto ancora a non capire nulla di quelle che devono essere state storie d'amore, di campi di rose e fiori, di antiche ed epiche battaglie del tempo della fenice, di giochi complicati come la vita da queste parti.

ah sì, io sarei rimasto. ma loro, i dengbej, a un certo punto si sono stufati di dedicare il proprio tempo alla poesia e semplicemente si sono alzati e salutando, anche me, sono andati via.


uno di loro doveva andare in moschea, l'altro c'aveva la moglie che, se faceva tardi a cena e chi se la sentiva poi, un paio si stavano avviando al caffè a giocare a dama, loro una moglie non ce l'avevano più. c'era chi voleva perdere tempo e chi il tempo non ce lo aveva proprio.


questo ho potuto immaginare nei loro scambi di parole e non lo so se sia andata davvero così, ma credo di sì, che la poesia in fondo a un certo punto si mette sempre a parlare di mogli e caffè e religione. almeno io ho sempre creduto così.

venerdì 2 ottobre 2009

serçavan, kurdistan

loro sono discriminati, subiscono in continuazione atteggiamenti e pratiche razziste, tutte le volte che si riuniscono finiscono per beccare un sacco di botte, vengono arrestati, torturati e uccisi con una frequenza impressionante (solo da quando io sono qui, 18 politici locali, legittimamente eletti, arrestati per "attentato alla turchità", come da specifico articolo del codice penale turco, un attivista italiano sequestrato per qualche ora, pestato e derubato, una ragazzina di 14 anni morta sotto le cannonate dell'esercito che si addestrava a poche centinaia di metri dal suo villaggio, varie ed eventuali), se parlano la loro lingua non possono accedere ad uffici pubblici, scuole e ospedali, insomma la loro situazione è oggettivamente disperata. eppure sistematicamente, quando manifestano, si salutano facendo il segno della vittoria. le prime volte ti viene da pensare che devono essere stupidi, incapaci di vedere la realtà. dopo un po' che li frequenti, quando capisci cosa sia questa sorta di determinazione calma che li sorregge tutti, cominci a credere che lo stupido sei tu, perché con tutta questa realtà sei diventato inabile a cogliere l'utopia.
allora io me ne vado, kurdistan, ma te lo prometto che torno, non so ancora quando, presto. ho già idee che devono essere sviluppate, cose che io e te dobbiamo fare insieme. serçavan, kurdistan, che sarebbe a dire una cosa come, i tuoi occhi sulla mia testa. serçavan, perché un po', salutandoti, ti ho fatto un cenno, senza retorica, una specie di piccolo inchino.