mercoledì 1 dicembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

piccole facce


ho assistito al concerto di cristina donà con gli occhi semi chiusi, con poca luce, insomma. tutto mi è sembrato più piccolo, il numero di persone, le loro voci, la loro presenza quasi insignificante.

il meglio della musica l'ho sentito mentre passeggiavo tra le rovine di questo posto strano che conosco da quando è rinato, il sacramento.

non è che sia stato proprio loquace e di compagnia per tutta la serata. più o meno quando è cominciato il canto ho smesso di essere agganciato al mondo circostante. quasi avrebbe anche potuto capitarmi di volare via, come una specie di palloncino della festa, di quelli pieni d'elio, che quando te li legano al polso, da bambino, tu pensi che sarai felice per sempre, invece, tre minuti dopo, mentre lo vedi sparire in cielo, mamma non lo so come ha fatto a slegarsi, lo giuro, pensi che non ti riprenderai mai più dal trauma dell'abbandono.

io, mentre me ne salivo per aria, ogni tanto cercavo qualcuno, uno sguardo, un piccola faccia che mi facesse da ancora e quando l'ho trovata sono risceso un po', ma così, tanto per assicurarmi che lo spago non si stesse sciogliendo.


come quei due che ho incontrato fuori, prima di entrare. lui si chiama antonio e lei non me lo ricordo come si chiama. comunque è quasi sessant'anni che stanno insieme e litigano sulla ricetta del risotto alla milanese da almeno cinquanta. sarà perché sono pugliesi, che nessuno dei due è sicuro di cosa ci vada dentro, sarà perché entrambi dicono che a casa cucinano loro ma, quando uno dei due la spara grossa l'altro lo corregge, così, semplicemente, e a vederli non sembra tanto male.


guarda, anto', ho controllato, lo so che internet non è proprio tra le fonti che tu riterresti più attendibili ma da tutte le parti ho letto che il brodo per il riso lo devi fare con l'ossobuco, come diceva tua moglie. insomma, mi dispiace ma c'ha ragione lei, la pancia ce l'hai perché mangi, mica perché cucini.

domenica 19 settembre 2010

linea di galleggiamento


l'orizzonte, visto da una barca, sembra sempre più in discesa o in salita, a seconda di come uno lo guarda. ho provato a raddrizzarlo con un piccolo intervento di fotoritocco e mi sono accorto che, in questo modo, a diventare storto è proprio tutto il resto.


le barche e i marinai, i bagnanti con prole, i compagni di viaggio e quelli di tenda, che se sei fortunato sono anche la stessa persona, il vino, i cani e i gatti, le sirene e i loro scogli, quei piccoli pezzettini di vetro che il mare leviga sulle spiagge, gli ombrelloni, i salvagente, la passeggiate tra gli ulivi e i valloni dove nemmeno i muli  vanno, i corteggiamenti e i canti, all'ombra dei carrubi, uno maschio e uno femmina, rigorosamente insieme.


quando scendi dalla barca succede che lo storto è quello che fino a prima di partire era dritto. questo perché il mare è un'altra cosa, indipendentemente dal fatto che lo si guardi dal davanti o dal di dietro.

venerdì 20 agosto 2010

perpetua canonica


quando mia nonna, ormai messa male col cancro e non più in grado di muoversi da casa, ci sentiva parlare di viaggi da fare, impegni da sbrigare, tragitti da compiere, dal letto in cui stava, sempre senza preoccuparsi di essere invitata, se ne usciva con frasi del tipo, allora quann' emma parti'?, oppure, aspettate mo faccio due crocché e po' jamm'. il fatto che, viste le sue condizioni, anche volendo fosse impossibile per lei seguirci non sembrava minimamente interessarle.

medito sul fatto che l'apertura al viaggio dipenda essenzialmente dalla capacità che si ha di portarsi la colazione da casa.

lunedì 9 agosto 2010

il pieno e il vuoto


a tavola con la gelosia
a condividere il pasto.

forchette pungono disdette
autentica leccornia, cuore guasto,
rancido sapore, geometrie perfette.

assaggio mentale
stavolta la forma
del fianco
fatale, dolcissima bomba
gusto casto l'odore
e poi sbianco.

la golosa commensale
intanto
mi mangia dai piedi
non sazia, m’assale.

sabato 24 luglio 2010

la breve estate

contrariamente a quanto si crede, non è mica una questione di clima, almeno non quello meteorologico.

non si tratta nemmeno di una faccenda di tempo, perché con le dovute precauzioni si sa che uno il tempo lo può restringere o allargare a proprio piacimento.

c'è chi crede invece si tratti della distanza, manco fosse un luogo fisico. uno non lo raggiunge mai e lui diventa sempre più 'estivo' man mano che ci si allontana da casa.

insomma, la maggior parte delle persone ne fa una questione di quantità, qualcuno pensa anche alla qualità, e forse non sbaglia, ma nessuno riflette mai sul fatto che potrebbe trattarsi di una invenzione tutta emotiva, una sorta di pausa tra il freddo e le tempeste.

giovedì 15 luglio 2010

chi è di scena

attori, cantanti, musicatori, nani, giannizzeri, saltimbanchi, pagliacci, trampolieri, mimi, esperti di nulla, bravi in tutto, ballerine, maschere, fantocci e burattini, predicatori, simulatori, prefiche, nobili, cardinali, cantinieri, fanti, damerini, paesanotti, beoni, imbonitori, ciarlatani come me, pescatori, negri, fate, aedi e cantastorie, tutti si affannano alle quinte, pronti ad entrare sul palco, indifferenti a pause e rumori.
rimane in disparte al buio, in cerca di motivazioni, solo il protagonista, indeciso se fare un giro in giostra con tutti gli altri o scendere in platea ed assistere al siparietto in perfetta solitudine.